Tesori dimenticati - Arte concettuale Salerno | Vincenzo Vavuso

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vetrificata



 
 



Titolo opera: Tesori dimenticati
Anno: 2015
Tecnica mista
Dimensioni: cm 46x44x54
Relazione tecnica: Prof. Franco Bruno Vitolo

 


Scultura plurimaterica formata da pagine di giornale, unite e cristallizzate tra loro in modo da formare blocchi solidi e nello stesso tempo artisticamente modellati.
Le pagine della base, assemblate con ordine ma volutamente senza tagli di precisione, formano un tappeto a più strati, su cui poggia la struttura, il cui corpo è formato da due blocchi dorati di carta di giornale solidificata, ripiegati in ampie ed artistiche volute, con segni di sfrangiature, gualciture e bruciature e con piccole fenditure che mostrano più nettamente l’essenza della carta di giornale de La Città.
Il blocco a sinistra è leggermente più basso e più squadrato in orizzontale, quello a destra è più slanciato in verticale, verso l’alto.
Più o meno nel punto di congiunzione delle volute dei due blocchi è conficcata una chiave di antico stampo, un po’ arrugginita ma evidentemente ancora funzionale.
Come in altre opere della serie, Vavuso denuncia il degrado della lettura, qui rappresentato dalle pagine contorte e bruciacchiate e dalla loro identificazione come carta di giornale. Come in altre opere della serie, domina la doratura nella ricopertura del corpo di scultura.
Tale doratura però non è fine a se stessa, ma vuole evocare, in tutta la serie, il senso della ricchezza possibile, rappresentata dalla lettura e dalla cultura. E qui ha anche una sfumatura legata alle prigioni dorate che noi sappiamo costruire, ammantando la violenza e l’indifferenza con il brillio di discutibili forze attrattive.
Il titolo, Tesori dimenticati, evoca proprio questa colpevole ed autolesionistica trascuratezza dell’uomo di oggi. L’individuazione del giornale tra la scalfittura del blocco e della doratura è il segno di una realtà che non può proprio essere imprigionata e spinge forte per liberarsi della prigionia del conformismo. L’opera infatti, vuole rappresentare quei luoghi simbolo del tempo, della storia e della cultura, come musei, templi, siti archeologici e biblioteche che ogni giorno rischiano la chiusura  per mancanza di volitività da parte degli organi competenti.
Non è facile, però, date le durezze ostili di una società degradata. Occorre trovare la chiave giusta, magari andando a scavare nelle radici passate della nostra identità e liberarle dalla loro condizione sottochiave.
Con l’uso appropriato della chiave giusta (vale a dire con utilizzo costante e saggiamente critico delle nostre facoltà) si potranno riscoprire tante cose, a cominciare naturalmente da quei tesori dimenticati, non solo monumenti e siti artistici, ma anche libri e giornali.  
L’invito è solido, come l’effetto dei blocchi di giornale, che tra un messaggio e l’altro si fanno ammirare come vere e proprie "sculture di carta".


 
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